Ecco dove mi sono fermato: dependency injection. Lì ho capito che era il momento di fare il programmatore solo per fare scraping di dati per i voti del fantacalcio. Lì ho capito che il mio desiderio era quello di stare in mezzo alla gente più che davanti ad una tastiera.
Ora ho conosciuto la dipendenza da cibo. Si, da cibo. Che non è quella “sempre fame per la quale non mi alzerei mai da tavola perché tutto è troppo buono”. Questo ho capito che è solo piacere, gola, voglia di stare insieme. Cose positive (se abbinate ad una corsetta ogni tanto).
Quello che ho sperimentato è quella rabbia repressa che ti accompagna durante il giorno e la notte (si, soprattutto di notte), quando senti gli occhi fuori dalle orbite e le mani tremare pur di “aprire qualcosa e iniziare a masticarlo”. A gustarlo? No, a ingurgitarlo senza masticarlo, pur di buttarlo giù, con la consapevolezza di non sentirne neanche il gusto.
E poi? Continuare. Con che ordine? A caso, sono le mani che si muovono, non la testa e non la gola. Un esempio?
- Tazza di latte
- Biscotti integrali
- Sottiletta
- Crudo
- Mozzarella
- Mela
- Albicocca
- Fetta di pane integrale
- Fetta biscottata
- Cucchiaio di marmellata
- Avanzo di bistecca di pollo del giorno prima
- Patatine
- Anacardi
Tempo stimato? 10 minuti. Giusto perché tra la fetta di pane integrale e la fetta biscottata ho dovuto bere un bicchiere d’acqua.
Dicono che la dipendenza dal fumo sia la gestualità e non la nicotina. Per come l’ho vissuta io, anche il cibo si muove allo stesso modo. Aprire il frigorifero, aprire la credenza, aprire i cassetti, cercare, frugare, divorare. Quello che mandi giù è irrilevante.
E ora? Non credo di esserne uscito, ma sono sicuro di star iniziando a provare soddisfazione nei momenti in cui riesco a resistere. Non ho più guardato la bilancia, ma guardo all’obiettivo: tornare a poter correre senza che le mie ginocchia si spezzino per il peso. Al limite si spezzeranno per altro, o sarà altro a spezzarsi, ma non per il peso.
Ho ancora due settimane di tempo. Ho fiducia. Sapete perché? Perché non sono solo.